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Homo Mediterraneus

L’intento dell’opera  è visionario, lirico e nel contempo sociale. Usando la sua materia prediletta, legni di barche usurati dal mare e rinati per una metaforica navigazione nel futuro, l’autore mette in scena la sua visione, che oscilla tra speranza e profezia raccontata per simboli. Un grande piano circolare di sale rimanda al valore di una archetipa saggezza. Al centro il protagonista: un “uomo ideale” impersonato da un timone antropomorfico che si erge dal sale, mare prosciugato. Dietro di sè l’uomo è sovrastato da elementi lignei verticali, alti e inarcati, curve iperboliche che simboleggiano colorate civiltà mediterranee; davanti a lui affiora dal basamento salino la grande tavola di un neo alfabeto, nato dall’elaborazione estetica di caratteri presenti negli alfabeti delle antiche civiltà mediterranee. Una lingua comune a tutti i popoli che abitano il Mare Nostrum, un alfabeto che nell’immaginario dell’autore getta un ponte di fratellanza e pace per il superamento dei conflitti di civiltà.

Ritorno alle origini

Il tronco nudo di un grande albero, tagliato per ragioni di sicurezza dalle autorità comunali, costituisce la premessa ambientale di questo intervento. Come gli uomini che alla fine del loro viaggio esistenziale tornano nel luogo delle loro origini col carico della loro storia, anche il fasciame delle barche, dopo aver servito l’uomo, aver viaggiato per mare e superato traversie, ritorna alla natura in un abbraccio all’albero, alla madre terra.

SCULTURA COMMEMORATIVA AI MIGRANTI

La scultura commemorativa ai Migranti è stata concepita nel 2006 per essere costruita con i legni delle “carrette del mare”. Nell’intento dell’autore avrà una durata limitata nel tempo, che non è prevedibile in quanto dipenderà dall’usura che eserciteranno su di essa gli Elementi della natura. Proprio tale temporaneità è il cardine tematico da cui si irradia il suo messaggio che in forma di equazione può essere così formulata: la fine del ciclo vitale dell’opera dipenderà dall’azione degli Elementi così come la fine dell’emergenza umanitaria dipenderà dalle iniziative che la Comunità delle Nazioni vorrà intraprendere. Quanto tempo durerà il dramma delle tragedie in mare? L’opera si fa interprete di questa domanda che giunge dalle coscienze sensibili della società civile, e auspica interventi sovranazionale che rispondano all’imperativo umanitario di porre fine al dramma.

Gli occhi apotropaici –simboli antichi dipinti sulle prue delle imbarcazioni per proteggere i naviganti dai pericoli del viaggio-  sono estratti dalle “carrette del mare” e rappresentano un monito a indicare come queste tragedie accadano sotto gli occhi di tutti.

 

Al circo di questa fluorescente civiltà

a questo faro di illusioni

nottetempo orientano la fuga

barche ultracolme di uomini speranti.

Sanno che il trafficante capitano

Ha in mano il remo di Caronte

Sanno che a largo del Canale

le onde sono tombe vaganti decorate di schiuma

sanno e vanno via

perché restare non è più degno di morire.